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sabato 24 novembre 2018
martedì 13 febbraio 2018
Cammina tre lune nelle mie scarpe. Parte settima. Cap. 18
Parte settima
Concludendo
Tra queste pagine ci sono io. Forte e fragile al tempo stesso, con mille dubbi e domande e con il desiderio sempre vivo di essere, non di avere.
Questo NON libro è stato un viaggio importante, almeno per me.
Ringrazio fin da ora chi ha voluto leggermi.
♡
L' immagine fiera di essere ciò che è: un vulcano.
Solitario e incompreso.
La sua forza nasce dall'Anima della Terra.
Amato e odiato in egual misura.
Si erge, divampa, illumina, protegge, uccide, rigenera, trasforma.
La porta degli inferi si spalanca a nuova fertile vita: la DONNA.
♡
Il miglior modo di vivere è essere se stessi.
Il bisogno vitale che ho di creare, di comunicare attraverso la mia arte, è illimitato, non smetterò dunque di essere ciò che sono.
Continuerò ad assecondarla, per il semplice piacere personale.
Sono forse un pesce fuor d’acqua, come molti altri per fortuna e, francamente mi va bene così.
"Cammina tre lune nelle mie scarpe" il NON libro, perché non è mai stato pubblicato se non qui, racconta una storia di vita vera.
Una storia di rispetto; di arte e di passione; di gioie e dolori; di domande e di riflessioni. E, in fondo, non finisce con l'ultima pagina di questo breve saggio autobiografico. Una storia dunque ancora in corso d'opera, esattamente come la mia vita.
Ci sono persone e ci saranno sempre, che pensano di plasmare, di gestire la vita altrui, non sono però a conoscenza del fatto che, più stringono il cappio e maggiore sarà l'istinto alla sopravvivenza.
Grazie a loro, verrà rafforzato il muro della resistenza, si acquisirà vigore, forza, decisione, potenza, trasformando loro malgrado, l'anima sopravvissuta in una macchina da guerra, che cadrà ma saprà rialzarsi, ogni volta, ammaccata, ferita, ma si rialzera’.
Non giudicare, vivi.
Non giudicarmi, vivimi.
Siamo esseri
Tristi e soli.
Ci imbrogliamo nel vivere felici
Ci illudiamo nell'essere importanti
Ci culliamo nei nostri sogni infranti.
Ma nulla siamo
Se non ammasso di carne passeggera
Lungo labirinti
A noi spesso oscuri
Garbuglio intrinseco di contorta essenza.
©Raffreefly -Raffaella Coda Bertetto Amoruso tutti i diritti riservati
Febbraio 2018
Fotografia by ©Raffreefly
lunedì 12 febbraio 2018
Cammina tre lune nelle mie scarpe. Cap.17
Vincere la noia
Cap.17
La noia non è altro che mancanza di contatto con il proprio sè profondo.
Avere un obiettivo è come un faro nella notte o una potente bussola: ci aiuta a ritrovare sempre la nostra strada e ci guida in tutte le nostre azioni.
Una persona creativa per espandersi ha bisogno di stimoli, esterni o interni, per eludere la noiosa monotonia della quotidianità, il solito trin tran. Fortunatamente il creativo ha mille risorse per non cadere nella noia; ovunque vede oltre, ovunque trova uno spunto di riflessione. Il segreto è proprio quello di saper osservare, non limitarsi a guardare. È un chimerico gioco che lascia assolutamente libera la fantasia; osservare ad esempio le mani, di una anziana signora sul carrello della spesa e imbastire una loro storia. Rivolgere lo sguardo verso un'ombra sul soffitto, data dalle foglie che danzano al vento e fantasticarci su. Nascono in questo modo le mie poesie o le mie creazioni fotografiche, nascono dalla quotidianità.
Creatività
È l'esplicita esigenza di tuonare la propria libertà.
Non ha padroni
Che dettino regole.
Non ha perimetri
Dentro cui muoversi.
È quello spazio aperto
Tra Mente e Anima.
sabato 10 febbraio 2018
Cammina tre lune nelle mie scarpe. Parte sesta. Cap.16
Parte sesta
Free- imparare ad essere liberi
Se fin da piccoli in un contesto famigliare, viene sminuita la capacità creativa, la medesima persona, quando diverrà adulto, avrà in genere complicanze nell'avere fiducia in se stesso, avere consapevolezza. Imparare ad essere liberi è un nostro preciso dovere, un regalo che ci facciamo. Sicuramente non è facile e ovviamente crea conflitti. Spesso è un gatto che si morde la coda: da un lato c'è l'orgoglio di riuscire come essere umano, per dimostrare in primis a se stessi e poi a chi non ha alcun rispetto, che credere nelle proprie possibilità senza demordere, appaga, in qualche modo; dall'altro lato, il rovescio della medaglia: l'angusta prigionia che quotidianamente soffoca mente, creatività, sogni, speranze, passioni, trasforma ogni sentire in nulla, rischiando un agghiacciante piattume di una vita non vita. Una lenta, lentissima agonia, ricca soltanto di timori e indecisioni.
Si tratta dunque di fare una scelta, ed è solo nostra, ed è personale. Nessuno ci conosce meglio di noi stessi.
Giudicare o trarre conclusioni nei confronti di qualcuno è sbagliato perché vediamo solo i comportamenti esterni e non l’interiorità, le emozioni ed i pensieri interni.
Una frase che mi porto dentro e che spiega perfettamente è di
David Fishman:
“Le dimensioni dell’ego di una persona possono essere misurate nel modo in cui giudica gli errori commessi dagli altri”
Solo le persone senza sogni, possono ferire.
È l'unica “arma” che hanno, meschina, indegna, vile.
Ciò che non sanno è, che è un boomerang.
Siamo circondati da gente dalla personalità velenosa.
Persone che ci fanno stare male anche se non abbiamo alcuna colpa, che ci usano senza che in apparenza sia possibile evitarlo; che ci tengono alla loro mercè senza che ce ne rendiamo conto. Intimoriscono i propri subordinati per mantenere il controllo ed il potere che hanno. Manipolatori che giocano sporco e spesso mentono. Pessimisti, che vedono tutto in modo negativo, hanno l'abitudine di lamentarsi sempre del proprio passato, del proprio presente e, probabilmente, del proprio futuro.
Gli ambiziosi che raggiungono i propri obiettivi senza curarsi di chi distruggono lungo il cammino e sono incapaci di chiedere “scusa”. Chi gode nel disprezzare, nel manipolare e nel destabilizzare emotivamente gli altri.
Il nevrotico, l' infantile, tutte personalità ostili che contaminano chi sta loro intorno tramite energie negative.
Imparare ad essere liberi dunque, diventa lo scopo principale della nostra Santa Vita. Imparare ad essere liberi, significa imparare ad essere se stessi, ovvero adulti consapevoli, esprimendo la propria personalità con umiltà e sincerità.
Nessuno "nasce imparato" tutti quotidianamente dobbiamo evolverci e, non si smette mai.
Artedigitale by ©Raffreefly
Free- imparare ad essere liberi
Se fin da piccoli in un contesto famigliare, viene sminuita la capacità creativa, la medesima persona, quando diverrà adulto, avrà in genere complicanze nell'avere fiducia in se stesso, avere consapevolezza. Imparare ad essere liberi è un nostro preciso dovere, un regalo che ci facciamo. Sicuramente non è facile e ovviamente crea conflitti. Spesso è un gatto che si morde la coda: da un lato c'è l'orgoglio di riuscire come essere umano, per dimostrare in primis a se stessi e poi a chi non ha alcun rispetto, che credere nelle proprie possibilità senza demordere, appaga, in qualche modo; dall'altro lato, il rovescio della medaglia: l'angusta prigionia che quotidianamente soffoca mente, creatività, sogni, speranze, passioni, trasforma ogni sentire in nulla, rischiando un agghiacciante piattume di una vita non vita. Una lenta, lentissima agonia, ricca soltanto di timori e indecisioni.
Si tratta dunque di fare una scelta, ed è solo nostra, ed è personale. Nessuno ci conosce meglio di noi stessi.
Giudicare o trarre conclusioni nei confronti di qualcuno è sbagliato perché vediamo solo i comportamenti esterni e non l’interiorità, le emozioni ed i pensieri interni.
Una frase che mi porto dentro e che spiega perfettamente è di
David Fishman:
“Le dimensioni dell’ego di una persona possono essere misurate nel modo in cui giudica gli errori commessi dagli altri”
Solo le persone senza sogni, possono ferire.
È l'unica “arma” che hanno, meschina, indegna, vile.
Ciò che non sanno è, che è un boomerang.
Siamo circondati da gente dalla personalità velenosa.
Persone che ci fanno stare male anche se non abbiamo alcuna colpa, che ci usano senza che in apparenza sia possibile evitarlo; che ci tengono alla loro mercè senza che ce ne rendiamo conto. Intimoriscono i propri subordinati per mantenere il controllo ed il potere che hanno. Manipolatori che giocano sporco e spesso mentono. Pessimisti, che vedono tutto in modo negativo, hanno l'abitudine di lamentarsi sempre del proprio passato, del proprio presente e, probabilmente, del proprio futuro.
Gli ambiziosi che raggiungono i propri obiettivi senza curarsi di chi distruggono lungo il cammino e sono incapaci di chiedere “scusa”. Chi gode nel disprezzare, nel manipolare e nel destabilizzare emotivamente gli altri.
Il nevrotico, l' infantile, tutte personalità ostili che contaminano chi sta loro intorno tramite energie negative.
Imparare ad essere liberi dunque, diventa lo scopo principale della nostra Santa Vita. Imparare ad essere liberi, significa imparare ad essere se stessi, ovvero adulti consapevoli, esprimendo la propria personalità con umiltà e sincerità.
Nessuno "nasce imparato" tutti quotidianamente dobbiamo evolverci e, non si smette mai.
Artedigitale by ©Raffreefly
venerdì 9 febbraio 2018
Cammina tre lune nelle mie scarpe. Cap.15
Ma cos’è la fotografia artistica e/o concettuale?
In parole comprensibili è quando in uno scatto ci metti del tuo, un'aggiunta di personalità, di fantasia, senza badare all’aspetto prevalentemente tecnico ( soggetto, luce, profondità di campo, etc. etc.) La fotografia concettuale è un tipo di arte fotografica che inizialmente viene concepita nella mente del fotografo e poi messa in scena per realizzare e comunicare tale visione.
Questo tipo di fotografia è l'opposto del fotogiornalismo, in cui il fotografo cattura immagini reali così come avvengono in quel momento, senza alcuna manipolazione. L’artistica o concettuale è molto più intenzionale e mira ad un risultato specifico nella mente di chi guarda, così come avviene con un dipinto.
La tecnologia ha permesso alla fotografia concettuale di diventare più surreale, permettendo al fotografo di unire immagini ed oggetti che altrimenti non sarebbe possibile accostare.
La fotografia venne per la prima volta considerata nel Regio decreto, legge 28 ottobre 1925 n.1949. Questo decreto indicava le fotografie quali opere dell'ingegno a pieno titolo, ritenendo così che qualunque fotografia potesse essere tutelata. La fotografia artistica fa parte di questa categoria di opera protetta dall'art. 2 al 7 della legge n. 633/1941 aggiunti successivamente nel D. Lgs 518/92. Al pari delle altre opere dell'ingegno creativo, l'opera fotografica è tutelata secondo diritti morali e patrimoniali spettanti in primo grado al fotografo. Ai sensi degli artt. 12 e seguenti infatti, il fotografo ha il diritto di utilizzare economicamente l'opera in ogni forma esercitando su di essa numerose facoltà: riproduzione e duplicazione, trasformazione ed elaborazione, distribuzione, commercializzazione, diffusione, comunicazione e messa a disposizione del pubblico, esibizione, noleggio e prestito. Se si tratta di opera creativa la durata del diritto è pari a 70 anni dalla morte dell'autore, ed è coperto dalle norme vigenti per le opere protette dal diritto d'autore. Per essere protetta da tale diritto è sempre obbligatoria la citazione dell'autore.
Le “semplici fotografie” invece, sono “le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell'arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche”.
In tal caso la durata del diritto è di 20 anni (art. 92) dalla data di produzione.
Per me: la fotografia artistica è una via di mezzo tra pittura e poesia.
Dipingo fotografie di colori emozionali, dove il mio sentire poetico si fa strada e si sposa perfettamente con il digitale.
Dipingo in astratto fotografico usando come base fotografie “reali” e trasformandole in un quadro nuovo e dinamico, fantasioso che esprime o evoca il mondo dell'inconscio, quindi, rappresenta quella dimensione psichica contenente pensieri, emozioni, istinti.
E’ una visione onirica, l’ incanto meraviglioso di speranza che prende forma e desta stupore, in chi ama questo genere di arte.
Alcune persone del settore, hanno definito la mia arte come una nuova spazialità e io mi riconosco in queste parole.
"Spazialità nuove"
Cammina tre lune nelle mie scarpe. Parte quinta. Cap.14
Parte quinta
Destarsi
Mi destai da quel torpore dopo quasi tre anni, cercando di fare pace con me stessa.
“Crea-ttiva” si nasce, lo si ha nel sangue.
La mia mente, tanto amata e tanto odiata, che mi apre voragini emotive e mi sublima nella grandiosa libertà.
Cado e mi rialzo; le ammaccature ci sono, le cicatrici restano sulla mia anima nuda.
Le guardo, le ascolto, le accarezzo, le comprendo.
Le stimo, come fossero una qualità, per essere ciò che sono.
E mi riavvio, come se la macchina si fosse inceppata momentaneamente.
Mi rimetto in movimento, perché ferma non so stare.
Mi viene proposto, quasi per caso, un lavoro momentaneo di consulenza di immagine aziendale. Più che altro un supporto per progettare un'immagine aziendale curata e incisiva e che ne rappresenti a pieno l'identità. Oggi non è più sufficiente avere un sito internet. In una dimensione vasta e complessa quale è, l'utente deve essere guidato e aiutato.
Il sito quindi, deve avere qualcosa in più per emergere: deve avere anima.
Accettai di buon grado, riconoscente della fiducia dimostratami.
Il lavoro si svolse con dinamismo mentale eccellente da entrambe le parti, anche se a volte, la persona interessata non aveva le idee chiare su ciò che desiderava, riuscii in qualche modo a portare a termine con successo il compito.
Fu come una sferzata di aria fresca. Un sobbalzo adrenalinico che mi portò a tuffarmi in seguito, sempre più nella fotografia artistica.
Un modo sicuramente vivace di comunicare le proprie emozioni, particolare e oggettivamente non per tutti.
L' astratto, anche fotografico, è da sempre una forma d'arte che nasce in primis nella nostra mente, è la capacità di vedere le cose, è il nostro terzo occhio.
Qualche esercente nel frattempo, stava aprendendo la propria attività coraggiosamente nella mia città e mi chiamò, per propormi di
mostrare alcuni quadri e fotografie il giorno dell'inaugurazione. Riscoprii così il piacere di essere parte di un progetto di innovazione, senza però affezionarmi troppo e facendo in modo che fosse soltanto una mansione sporadica, per non cadere nuovamente nel labirinto dell'illusione.
Arte digitale by ©Raffreefly
Destarsi
Mi destai da quel torpore dopo quasi tre anni, cercando di fare pace con me stessa.
“Crea-ttiva” si nasce, lo si ha nel sangue.
Scorre nelle vene l’estro.
La fantasia non si placa.
Feconda è la virtù della potenza della mente.
La mia mente, tanto amata e tanto odiata, che mi apre voragini emotive e mi sublima nella grandiosa libertà.
Sottile perspicacia indefessa.
Cado e mi rialzo; le ammaccature ci sono, le cicatrici restano sulla mia anima nuda.
Le guardo, le ascolto, le accarezzo, le comprendo.
Le stimo, come fossero una qualità, per essere ciò che sono.
E mi riavvio, come se la macchina si fosse inceppata momentaneamente.
Mi rimetto in movimento, perché ferma non so stare.
Mi viene proposto, quasi per caso, un lavoro momentaneo di consulenza di immagine aziendale. Più che altro un supporto per progettare un'immagine aziendale curata e incisiva e che ne rappresenti a pieno l'identità. Oggi non è più sufficiente avere un sito internet. In una dimensione vasta e complessa quale è, l'utente deve essere guidato e aiutato.
Il sito quindi, deve avere qualcosa in più per emergere: deve avere anima.
Accettai di buon grado, riconoscente della fiducia dimostratami.
Il lavoro si svolse con dinamismo mentale eccellente da entrambe le parti, anche se a volte, la persona interessata non aveva le idee chiare su ciò che desiderava, riuscii in qualche modo a portare a termine con successo il compito.
Fu come una sferzata di aria fresca. Un sobbalzo adrenalinico che mi portò a tuffarmi in seguito, sempre più nella fotografia artistica.
Un modo sicuramente vivace di comunicare le proprie emozioni, particolare e oggettivamente non per tutti.
L' astratto, anche fotografico, è da sempre una forma d'arte che nasce in primis nella nostra mente, è la capacità di vedere le cose, è il nostro terzo occhio.
Qualche esercente nel frattempo, stava aprendendo la propria attività coraggiosamente nella mia città e mi chiamò, per propormi di
mostrare alcuni quadri e fotografie il giorno dell'inaugurazione. Riscoprii così il piacere di essere parte di un progetto di innovazione, senza però affezionarmi troppo e facendo in modo che fosse soltanto una mansione sporadica, per non cadere nuovamente nel labirinto dell'illusione.
Arte digitale by ©Raffreefly
giovedì 8 febbraio 2018
Cammina tre lune nelle mie scarpe. Parte quarta - Cap.13
Parte quarta
Equidistante
Equidistante: l’etimologia della parola esprime alla perfezione il mio stato d’animo. Ugualmente distante.
Io, al centro di me: lontano, staccata, disinteressata sia dal mio cuore che dalla mia mente.
Neutra, un involucro di corpo, in cui si, sono presenti cariche negative e positive in egual misura, ma che non ha nessun tipo di attività. Viaggio, giorno dopo giorno in questa sorta di limbo, priva di sofferenza, ma senza particolari gioie.
Operazione pulizia, così l'ho chiamata, o raptus di follia, non saprei, ma sento il profondo bisogno di porre un divario, da tutto.
Cancello tutte le e-mail dei contatti artistici, rimuovo numeri telefonici, cestino progetti.
Rinnovo casa, imbianco, restauro alcuni mobili, sposto i quadri in un luogo lontano dalla mia vista. Organizzo un armadio con i ricordi poetici.
Chiudo a chiave tutto, dentro e fuori di me, lontano da me.
Poi, respiro.
Respiro l’aria che sento sulla mia pelle, la faccio mia, mi nutro di essa in silenzio. Evito il pc, il tefolono, il tablet, imparo a rivivere la natura. Le camminate a fianco della mia fedele Yuma, il torrente, il sole, la montagna.
Ora, gli occhi miei non brillano; sono lo specchio della mia anima, la vera espressione di tutte le facce che siamo capaci di presentare in ogni situazione, sono la parte più sincera del viso.
Ebbene, tralascio il desiderio di voler essere qualcosa di diverso da ciò che sono ed esperimento il cambiamento di accettare quello che non posso diventare.
Insomma, per potersi tollerare veramente per quello che si è, è auspicabile liberarsi dai progetti illusori su noi stessi.
Focalizzo la situazione osservandomi dall'esterno come se fossi un estraneo, cercando di apprezzare tutte le diverse sfaccettature, cosciente del fatto che non tornerò più ad essere ciò che ero, semplicemente perché il tempo è passato e ha lasciato le sue carezze e le sue cicatrici.
Decisivo sarebbe accettarsi totalmente, non solo con i propri punti forti, ma anche, e soprattutto, con quelli deboli. Chi si permette e si concede la possibilità di vedersi debole, in genere ha un sano senso di autostima, perché sa guardare con umorismo ai propri limiti o ferite. Nel momento in cui ci riconciliamo con essi, le ferite diventano la nostra forza, uno scrigno da custodire, da portare dentro per tutta la vita, una ricchezza personale. Ovvero, ciò che ci distingue.
Un percorso a tratti doloroso, ma necessario.
Oggettivamente, ognuno di noi è capo di se stesso.
Ho dunque a disposizione un ampio margine d’azione.
Scrivo versi per imprimere il momento. Scrivo per me.
Tutto iniziò con la fine.
Perché non c’è termine
All’Anima che si apre
All’Oltre che senti
Allo Scrigno del cuore
Che pulsa.
Irrequieta danza
Su dura corteccia del re degli alberi.
Maestosa dignità
Anche in un piccolo ramo di quercia.
Foto by ©Raffreefly
mercoledì 7 febbraio 2018
martedì 6 febbraio 2018
Cammina tre lune nelle mie scarpe. Parte terza. Cap.12
Parte terza
Domande, risposte - domande senza risposta
Ecco ciò che sento nella mia profonda ingenua fragilità.
Perché dovrei fermare l'espressione autentica di libertà, che prorompente divampa nella mia Mente, nel mio Cuore, nella mia Anima?
Perché sento questa perenne lotta, tra me e me: la mia arte come fonte sincera di espressione comunicativa o la mia arte che mi permette di vivere? Questa domanda senza risposta mi attanaglia. Mi sono messa in testa o montata la testa, di essere una creativa che può farcela, non sarebbe meglio però guardare alla realtà e utilizzare questa fonte inesauribile solo per puro hobby?
Si giunge in questo modo, ad una vita vissuta a metà, non appieno, con mille speranze, mille illusioni. A volte ci si lascia andare e si crede che nulla sia irrealizzabile; poi le mazzate arrivano, sempre. Si torna così ad accantonare progetti, chiudere i sogni in un cassetto e a volte, si vorrebbe gettare via la chiave, per non soffrire ancora. Dimenticare, dimenticare di essere ciò che si è, ed essere semplicemente ciò che gli altri vorrebbero che tu fossi, sarebbe più facile forse, anche se non proprio appagante.
Ho un sogno semplice: vivere della mia arte.
Trovare un'azienda che possa darmi fiducia e utilizzare le mie immagini per le proprie collezioni.
Un sogno, a quanto pare, irrealizzabile.
I piccoli imprenditori non hanno interesse a creare qualcosa di nuovo.
Domande, risposte - domande senza risposta
Ecco ciò che sento nella mia profonda ingenua fragilità.
Perché dovrei fermare l'espressione autentica di libertà, che prorompente divampa nella mia Mente, nel mio Cuore, nella mia Anima?
Perché sento questa perenne lotta, tra me e me: la mia arte come fonte sincera di espressione comunicativa o la mia arte che mi permette di vivere? Questa domanda senza risposta mi attanaglia. Mi sono messa in testa o montata la testa, di essere una creativa che può farcela, non sarebbe meglio però guardare alla realtà e utilizzare questa fonte inesauribile solo per puro hobby?
Si giunge in questo modo, ad una vita vissuta a metà, non appieno, con mille speranze, mille illusioni. A volte ci si lascia andare e si crede che nulla sia irrealizzabile; poi le mazzate arrivano, sempre. Si torna così ad accantonare progetti, chiudere i sogni in un cassetto e a volte, si vorrebbe gettare via la chiave, per non soffrire ancora. Dimenticare, dimenticare di essere ciò che si è, ed essere semplicemente ciò che gli altri vorrebbero che tu fossi, sarebbe più facile forse, anche se non proprio appagante.
Ho un sogno semplice: vivere della mia arte.
Trovare un'azienda che possa darmi fiducia e utilizzare le mie immagini per le proprie collezioni.
Un sogno, a quanto pare, irrealizzabile.
I piccoli imprenditori non hanno interesse a creare qualcosa di nuovo.
Le grandi aziende hanno nel proprio organico personale qualificato per questo compito e non comprano file da artisti esterni.
Sono, siamo, destinati ad utilizzare la nostra creatività come arma da difesa personale, come un qualcosa fine a se stessa, come una terapia alla routine, come un sogno mai sognato.
C’è da domandarsi perché, a che serve credere in ciò che si fa? A che serve avere passione, capacità, talento? A che serve avere un sogno?
E poi comprendi. Comprendi l'epoca in cui stiamo vivendo e capisci che non potrai mai farne parte.
I sogni si avverano se hai 25 anni e fai l’influencer o la youtuber, se si è connessi perennemente e hai un certo numero di followers. Questa è la realtà odierna. Non credo più nelle fiabe: l’editoria e l’arte in genere sono brevi attimi fugaci; accattivanti ma illusori. Si giunge ad avere successo solo se si può investire (parecchio) su se stessi e se si conoscono persone importanti in ambito artistico.
Se si riesce a costruire un buon curriculum, partecipando a costose mostre, allora forse e dico forse, si ha qualche possibilità. La meritocrazia non esiste da tempo.
In campo editoriale poi, non ha alcuna importanza saper scrivere in un italiano corretto, ciò che conta è essere appetibile per le case editrici; se ci vedono un buon margine di guadagno pubblicheranno i tuoi scritti, meglio se stupidi, leggeri, o basati sul sesso ( quello porta sempre guadagno). Chi scrive poesie come me non ha mercato, parliamoci chiaro. Chi legge preferisce la futilità; letture troppo impegnative, o riflessive, causano disagio, sono fardelli; ricordano la vita, il periodo nero che tutti noi stiamo vivendo.
E adesso, sono stanca di essere quel mulo che sempre trascina; di avere seguaci che temo, credono in me soltanto perché sono disposta a portare avanti i desideri altrui. Sono la tizia che fa comodo a molti, che smuove persone, che sconquassa, crea scompiglio per portare a riflessioni. Questo mi fa sentire importante, è vero, ma non è abbastanza. Non più. Mi sembra sia tutto tremendamente momentaneo. L’arte è transitoria, la poesia lo è. Ora è questo che i miei occhi vedono con chiarezza; ho conosciuto bene questo mondo e ho capito che è molto distante dal mio sentire. Tutti pronti appena alzo il mignolo e poi? C’è mai stato qualcuno di questi “amici” che mi abbia detto, ho un progetto concreto, ti voglio al mio fianco?
Chi ha mai avuto iniziative verso di me? Sono sempre stata io a dire facciamo qualcosa insieme;sempre io a sgobbare; sempre io quella che si prendeva le beghe, che ideava un progetto, che lo mandava avanti e i risultati erano concreti, visibili, reali, non chiacchiere.
Ebbene, ora sono stanca.
Vorrei poter vivere della mia arte. Vorrei che la mia arte mi portasse il pane quotidiano da dividere con la mia famiglia. Ah! Pura utopia.
Vorrei essere ignorante, perché chi vive nell’ignoranza, nel piattume più totale, non ha aspettative, non ha sogni da realizzare, non cerca nulla di meglio di ciò che già ha.
Vorrei essere foglia e farmi trascinare, un piccolo ruscello che scorre e nulla più.
No, non è vero, sto dicendo cose senza senso; non potrei mai essere statica, non fa parte del mio carattere.
Mi sento terribilmente divisa a metà. Tra una me, casa e famiglia e l'altra me, guerriera indefessa che vuole cedere all’ambizione.
Secondo qualcuno è impossibile far coincidere lavoro e famiglia; secondo qualcuno è necessario scegliere, tra lavoro e famiglia.
Per me, non è così.
E dunque questo conflitto porta a modificare, almeno in parte, il proprio pensiero. È necessario ragionarci su, fermarsi. È necessario, perché è lo spirito di sopravvivenza che lo chiede, forte e chiaro. Grazie a questa intuizione, ognuno di noi è in grado di mettersi al sicuro. La mente si spegne e prende il controllo la parte più antica del nostro cervello.
Ci sono delle occasioni in cui abbiamo bisogno di mettere in pratica le parole dello scrittore spagnolo Armando Palacio: "Quando è vicino al baratro e la notte è buia, il cavaliere saggio lascia le redini e si affida all'istinto del cavallo".
Foto by ©Raffreefly
Cammina tre lune nelle mie scarpe. Cap.11
Il lungo periodo di crisi economica che ha colpito tutti non è terminato, anzi. Obiettivamente, non ho mezzi per aprire un'attività; non ho i mezzi economici necessari per poter nemmeno partire ad imbastire qualcosa. Aprire una partita I.V.A. e mantenerla, affittare un locale, in centro, con i costi d'affitto alle stelle. E poi, dov'è il luogo migliore? Biella? Biella è in agonia, bisognerebbe avere il coraggio di andarsene per sopravvivere; ma non sono sola, non posso costringere la mia famiglia ad investire su un sogno, senza certezza alcuna. Non certo in questa sventurata epoca.
La sofferenza che si avverte appena e che viene in qualche modo mascherata, alla bene meglio, ad un certo punto divampa e ci si ritrova faccia a faccia con una persona nuova. La vita ci cambia, la vita segna. Nel tempo si costruiscono puzzle e nulla accade per caso. Tutto ha un perché, ma non ce ne accorgiamo se non quando il momento è passato.
I sogni spesso restano sogni, le speranze svaniscono e così pure la voglia di crescita.
E’ il momento di fermarsi e riflettere. E le domande rimbalzano nella mente e le risposte non arrivano. Sarà la crisi della mezza età, viene da chiedermi: cosa ho fatto di straordinario nella mia vita? Riuscirò mai a lasciare una traccia?
In fondo sono una persona fortunata, ho una mia famiglia, dunque che testimonianza dovrei lasciare se non il semplice fatto di essere ricordata con affetto da chi mi ama?
Il segno di me.
Mi uscì dalla bocca quella frase, quasi inconsapevolmente.
Il segno di me.
La mia impronta in questa società, in questo tempo, la mia esistenza, non solo come moglie o come madre ma come persona e artista.
Sono sempre uscita allo scoperto mettendomi in gioco, senza timore e cosa ho ottenuto?
Molte gratificazioni certo, ma non sono riuscita ad andare oltre, non sono riuscita ad essere libera.
Ecco la verità.
E chi mi sta a fianco da una vita, mi pone una domanda logica: ti sei divertita a fare ciò che hai fatto fino ad ora?
(Io) Si, indubbiamente.
(Lui) E dunque che altro vuoi! Hai fatto esperienze che pochi riescono a fare e le hai fatte tutte basandoti soltanto sulla tua costanza e caparbietà. Hai imparato tutto da sola, da zero e di questo devi esserne orgogliosa.
(Io) Respiro profondamente e lascio sia il mio cuore a parlare, come fosse una sorta di liberazione, per la tensione accumulata internamente in tutto questo tempo. Le vecchie paure s'intrecciano a quelle appena conosciute, rafforzandole. Mi accorgo che le espressioni usate nel complesso, sono di una fragilità devastante; mi sento così esile nel corpo e nello spirito.
E mentre le pronuncio penso : "ero più forte quando ero una ragazzina, un tempo non mi sarei spaventata. Tutto si poteva risolvere, il mondo era lì per me e io potevo farcela. E ora? Ora che ho la sana consapevolezza della maturità che faccio?
Foto by ©Raffreefly
Cammina tre lune nelle mie scarpe. Cap.10
Eppure, artisticamente parlando non potevo che essere pienamente soddisfatta, tutto in fondo si stava svolgendo in un modo lineare, naturale, direi facile.
"Questo è il mio lavoro, vorrei lo fosse sul serio" -pensai- essere un'artista a tutto tondo, creare eventi pubblicizzando e coinvolgendo sempre un maggior numero di persone, aprire una piccola casa editrice e trovare uno spazio idoneo per le mostre. Avevo tutto in testa, ben chiaro ogni passaggio, apparentemente decisa a continuare su questa strada.
Non ho mai aspirato a diventare "famosa", mi sarebbe bastato scegliere un lavoro libero che mi appagasse e questo, lo era totalmente.
Era ciò che pensavo, ciò che il mio cuore voleva, essere una donna autonoma sotto il profilo economico ed esserlo grazie a me, soltanto alle mie capacità.
E chi non lo vuole infondo!
Ma la realtà spesso si scontra con i propri desideri, con le proprie aspirazioni, con i propri sogni.
La cruda realtà è come una doccia ghiacciata. Migliaia di goccioline fredde che ti colpiscono con forza fino a penetrare nella mente, frenano ogni movimento, ogni tentativo di fuga risulta vano. E le domande si fanno strada, incessanti, martellano e devastano ogni sforzo.
I miei occhi ora mi guardano e in fondo al loro colore, vedo la paura e lo sconforto.
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lunedì 5 febbraio 2018
Cammina tre lune nelle mie scarpe. Cap.9
Tra i tanti eventi creati, uno lo ricordo con particolare interesse, sia per la mole di lavoro organizzativo, sia perché, ahimè , non ho potuto parteciparvi.
6 dicembre 2014 “Arte in festa – sinergia di anime creative”.
L’evento, da me fortemente voluto, si sarebbe svolto presso la sede di un’organizzazione musico/culturale di Ivrea. La struttura offriva spazi idonei sia per la presentazione di libri, con reading poetici, sia per mostre e sfilate. Buttai giù nero su bianco una prima bozza dei dettagli, con orari ben specifici di partecipazione dei relativi autori (tempo dedicato alla lettura, numero di poesie e/o racconti, intervalli musicali, calcolo del tempo necessario per la sfilata di moda, etc. etc.), poi contattai personalmente gli artisti, coinvolgendo anche una cara amica, giovane stilista Biellese, per darle modo di far conoscere la sua ultima collezione. Accettarono in molti, provenienti dalla mia città , da Ivrea, ma anche fuori porta. Scrissi una scaletta vera e propria, una traccia di ciò che ogni autore doveva leggere e poteva dire, se mai si fosse trovato in difficoltà per l’emozione.
Trovai una speacker per annunciare ogni singola performance, aiutai la stilista a cercare modelle, studiai a tavolino le musiche più idonee .
Insomma, ci lavorai circa due mesi e mezzo a quello che a mio avviso, era un evento straordinario, perché sapeva coniugare arte, cultura e moda, in sinergia perfetta, l’uno il prolungamento dell’altro.
Una simbiosi con una dinamicità mentale tale, da coinvolgere sicuramente, molte anime.
Ero fiduciosa e orgogliosa del lavoro svolto e della stima che man mano cresceva nei miei confronti, anche da parte di persone totalmente estranee.
Ma, due giorni prima dell’evento, vengo ricoverata d’urgenza in ospedale per un calcolo renale che stava ostruendo l’uretra, provocandomi una infiammazione piuttosto importante, rischiando la setticemia se non mi avessero operata. Il giorno del ricovero avevo la febbre oltre i 40°, perdevo coscienza in continuazione. Non mi sono resa conto dell’arrivo dell’ambulanza, come non mi sono resa conto della visita in ospedale. Ho un vuoto, ricordo a tratti i miei figli e mio marito che mi chiamavano, io li sentivo, ma non riuscivo a rispondere. Tremavo, questo si, me lo ricordo. Non riuscivo a stare ferma, tremavo come non mi era mai capitato. Mi imbottirono di farmaci e di tubi nelle vene e mi assopii. Il giorno dopo realizzai e piansi.
Per il dolore, per la rabbia, tanta rabbia. Con un filo di voce telefonai a quanti più autori per avvertire loro cosa mi stesse accadendo, dicendo di proseguire: la performance si sarebbe svolta comunque, anche senza di me. Infondo avevano la scaletta, bastava seguirla; quel briciolo di forza che mi era rimasta l’avrei indirizzata tutta a loro. Io c’ero, sempre e comunque al loro fianco, anche se non fisicamente.
Il 6 dicembre 2014 alle 11 del mattino entro in sala operatoria per la prima volta. Seguì un secondo intervento a fine gennaio e finalmente a metà marzo 2015 la prima uscita sotto il sole tiepido di primavera, smagrita e debolissima.
I social, in quel periodo, hanno fatto la differenza.
Ero provata fisicamente e mentalmente ed i miei amici o semplici contatti, mi mandavano a volte, gli auguri di pronta guarigione.
Mi coccolavano a distanza e quel pensiero mi dava la giusta spinta, anche se qualcosa stava cambiando.
Qualcosa che ancora non vedevo chiaramente, ma che percepivo. Una sorta di “malessere” che aleggiava. L' equilibrio dell'anima era instabile. Il subconscio, che di fronte a una situazione non riesce a risolvere, si frantuma.
Davo la colpa all'indebolimento fisico e mi sentivo un po’ come lo struzzo che ficca la testa nella sabbia; fuggivo da quell' angusto sentire, facevo finta di nulla.
Foto by ©Raffreefly
giovedì 1 febbraio 2018
Cammina tre lune nelle mie scarpe. Cap.8
Esula un po’ dal compito del talent , ma mi sono sempre sentita in dovere di portare avanti il libro neonato attraverso reading e non solo.
Naturalmente ogni autore era libero di fare altrettanto nella propria città, come doveva sentirsi assolutamente libero di partecipare o meno, alle mie iniziative.
Ricordo ancora l’emozione della prima volta! Le mani mi sudavano, la tensione era palese quel giorno. Il mio nome venne annunciato, i flash delle macchine fotografiche iniziarono a danzare intorno a me. Mi alzai e mi diressi sul palco, il passo sicuro, il sorriso stampato per la tensione.
Poi, il silenzio.
Le tante persone erano lì per sentire dalla mia voce le mie poesie.
Iniziai a leggere, la voce squillante, decisa, forse un po’ troppo. Risentendomi, parevo un’insegnate che stava facendo lezione .
Eppure, lo scroscio degli applausi che seguirono mi colsero impreparata.
Mi stupii nel sentire tanto calore e mi emozionai.
Le iniziative che seguirono furono decisamente più easy. Imparai a controllare le sensazioni, ad impostare e modulare la voce, a fare le giuste pause enfatizzando un poco, solo un poco, perché non amo accentuare; l’esagerazione teatrale mi sa di ingannevole, di ipocrisia, di smodata simulazione di un sentimento, che personale è e deve rimanere.
Tra il pubblico poi, c'è sempre chi si ostina a chiedere una spiegazione logica ad una poesia ed è una cosa che detesto. E’ come se il mio sentire dovesse essere per forza di cose, anche il suo. Non esiste. La poesia non va spiegata, né tantomeno capita: va semplicemente presa, amata e fatta nostra, in base al sentire di ognuno di noi. Massima libertà di interpretazione.
Massima libertà, sempre! Il bello della poesia, sta proprio in questo: ogni giorno può essere compresa in modo diverso in base a come ci sentiamo, ha tantissime sfaccettature, offre dunque un mare di possibilità di intendimenti.
Per questo la giudico interessante, perché permette di volare oltre, mettendoci a nudo; invoglia alla riflessione e a guardarci dentro.
L’io si apre, ci fa scoprire mondi che prima non immaginavamo. La forza interiore rifiorisce, si consolida, si fortifica, donandoci potenza mentale si dirama fino a farci stare bene, in tutto il nostro essere.
Amando l'arte a 360 gradi, ad ogni evento che progettavo, cercavo di instaurare un dialogo continuo tra libri, pittura, fotografia e l'hand made, coinvolgendo anche veri e propri artigiani. Portando così il visitatore in una sorta di Eden visivo ed emotivo, rivalutando in questo modo e nel mio infinitamente piccolo, anche il mio territorio.
Qui alcune datate immagini in riferimento ad alcuni eventi.
Cammina tre lune nelle mie scarpe. Cap. 7
Personalmente ho sempre cercato di evitare d’inserire fatti personali, è una questione caratteriale, preferivo far vedere la parte di me che sgobbava per ricercare talenti. Non soltanto parole dunque, ma fatti, concretezza. Gli autori piovevano dal cielo, non soltanto dall’Italia, anche dalla Svizzera, dalla Francia. Migliaia di goccioline pronte a mettersi in gioco perché sapevano che avrebbero avuto tra le mani a breve, il libro tanto atteso. I loro pensieri ora stavano mettendo le ali per spiccare il volo. Nessun autore mi ha chiesto “fammi diventare famoso”, tutti mi hanno domandato “mi dai una possibilità?”
Questo ero: una possibilità. Con trasparenza e semplicità; umiltà e passione; rispetto e decisione portavo avanti un sogno, perché ci credevo.
Sui social, condividevo tutto ciò che apparteneva al mondo artistico.
Dalla poesia, alla pittura alla fotografia, di qualsiasi autore, oltre che lavori personali. Partecipavo attivamente a gruppi mirati, dove le anime s’incontrano per condividere una passione, per scambiarsi informazioni, per crescere. Avevo due account su Fb, tante pagine, un gruppo da me fondato, che si chiamava “Amici d’inchiostro”. Avevo blog , sei se non ricordo male; account sui maggiori social, Facebook, Linkedin, Google, Twitter; da Flickr a Tumblr, venivo inserita in siti poetici, pittorici, fotografici. Mi chiedevano critiche o pareri, inerenti ai libri. Insomma, digitando semplicemente il mio nome su Google, ero presente nelle prime dieci pagine e non era da poco. E, ovviamente, dove c’ero io c’erano anche i miei autori. Ero un mulo che trascinava e la cosa più bella era, che non mi pesava, almeno in quel periodo.
Continuai così a crescere con frenesia, le mie ambizioni si stavano realizzando e tutto questo grazie ad internet!
Dio salvi Internet!
Mi spinsi oltre, grazie anche ad alcuni miei fidati collaboratori, ideai “Progetto estero”.
Direttamente dal blog “In volo libero”: "Il progetto estero e’ nato per fare conoscere la poesia italiana contemporanea all’estero. Per offrire visibilità, sia agli autori che alle case editrici. I libri vengono esposti nelle biblioteche di Accademie di Letteratura, Istituti di Cultura Italiani, ma anche in hotel esteri, che gentilmente mettono a disposizione una piccola biblioteca per i turisti che amano leggere."
Fui sommersa da e-mail di autori che volevano partecipare al progetto. Avevo inventato qualcosa di talmente ovvio, talmente semplice, da essere giudicato geniale.
Fui sommersa da e-mail di autori che volevano partecipare al progetto. Avevo inventato qualcosa di talmente ovvio, talmente semplice, da essere giudicato geniale.
La prima spedizione di libri partì nell'anno 2013 destinazione Melbourne, Accademia di Letteratura Italo-Australiana e mi sembrò di toccare il cielo con un dito.
Ne seguirono molte altre:
30 gennaio 2014
Tokyo Istituto Italiano di Cultura
18 giugno 2014
New york Istituto Italiano di Cultura
18 giugno 2014
Recanati Centro Nazionale di Studi Leopardiani
18 giugno 2014
Hotel Erato di Mykonos di Maria Zouganeli, (Ornos Mykonos )
27 giugno 2014
Docbi – Centro Studi Biellesi
10 settembre 2014
Università del Piemonte Orientale (Vercelli)
28 gennaio 2015
Malta Istituto Italiano di Cultura
28 gennaio 2015
Buenos Aires (Argentina) Istituto Italiano di Cultura
21 maggio 2015
Polonia presso privato
E qui, pubblicamente colgo l’occasione per ringraziare tutti gli autori che nel corso degli anni hanno preso parte alle mie iniziative poetiche e a quelli che si sono affidati a me per il loro libro singolo.
Un sincero grazie anche a chi ha collaborato con me, scrivendo le varie critiche. Alle case editrici e naturalmente, ai vari Istituti di Cultura e non solo, che hanno accettato il nostro lavoro facendolo conoscere al mondo.
Artedigitale by ©Raffreefly
mercoledì 31 gennaio 2018
Cammina tre lune nelle mie scarpe. Parte seconda Cap.6
Parte seconda: (A)SOCIAL
Cerchiamo di comprendere con poche e dirette parole, gli svantaggi e naturalmente anche i vantaggi, di essere "social".
C'è chi la definisce “psicosi di massa”.
La dipendenza da internet, dipendenza da chat e social network è un argomento che interessa sempre di più anche la medicina.
Il termine psicosi indica una tipologia di disturbo psichiatrico, espressione di una severa alterazione dell'equilibrio psichico dell'individuo.
In questo caso, indica il bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione.
Cerchiamo di comprendere con poche e dirette parole, gli svantaggi e naturalmente anche i vantaggi, di essere "social".
C'è chi la definisce “psicosi di massa”.
La dipendenza da internet, dipendenza da chat e social network è un argomento che interessa sempre di più anche la medicina.
Il termine psicosi indica una tipologia di disturbo psichiatrico, espressione di una severa alterazione dell'equilibrio psichico dell'individuo.
In questo caso, indica il bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione.
Di contro, ricercatori britannici hanno scoperto che "l'Instant Messaging" può migliorare l'umore persino in chi soffre di depressione, agendo quasi come un farmaco virtuale.
Dunque:
I social possono cambiare la vita. Essere all’interno dei social, può essere "pericoloso" perché possono minare certezze e farle divenire incertezze. E, al contrario, possono portare un assoluto beneficio rafforzando la nostra personalità e consapevolezza.
Conclusione: i social network vanno utilizzati con moderazione e in totale sicurezza in fatto di privacy.
In realtà, siamo noi stessi a violare la nostra privacy, il nostro diritto alla riservatezza. I social network ci chiedono, di mettere più possibile a nudo la nostra identità e i nostri fatti privati.
Ma attenzione, il divulgare tutto di noi significa anche una cosa : rinunciare al nostro privato, di questo dobbiamo esserne consapevoli e gestire le nostre scelte nel migliore dei modi, senza poi lamentarci.
I social, non sono altro che la realtà amplificata. "Pericoloso" esattamente come può esserlo vivere in una società come la nostra. In rete si incontreranno persone; alcune saranno disponibili a scambi di opinioni costruttive, al dialogo, al sano confronto, all'amicizia sincera; altre saranno soltanto perditempo, invadenti, curiosi, stalker, se non addirittura marpioni, capaci di approfittare di qualsiasi situazione, precisamente come accade nella realtà. Sta a noi, alla nostra intelligenza, al nostro modo di porci, cercare e trovare individui alla nostra altezza, o come si suol dire "sulla medesima lunghezza d'onda" nel reale come nel virtuale.
La gente è spesso stupida a prescindere dal virtuale o reale che sia, le persone villane sono sempre esistite. Il virtuale non è il mostro nero, bensì un'apertura al mondo che ci circonda nel suo globale. Chi non ama il mondo del virtuale è solo perché non è ancora arrivato a conoscerlo in profondità; è un insegnamento importante ed è da valorizzare sempre di più, ma, ma bisogna usare la testa.
Il mondo del virtuale non è per tutti; è per persone pienamente consapevoli e responsabili.
Artedigitale by ©Raffreefly
Cammina tre lune nelle mie scarpe. Cap.5
Facciamo un passo indietro: cosa fa un talent scout? (esclusivamente poetico nel mio caso)
Ha il compito di pescare il prodotto giusto nel mare di testi in cerca di editore: potrebbe essere il libro “perfetto” che ha solo bisogno di essere segnalato alla opportuna Casa Editrice, oppure quello che contiene il seme della potenziale opera d'arte, ma che necessita di un lavoro di rifinitura o di restauro per poter risultare presentabile.
In qualche modo, lo scout accoglie in sé ansie e ambizioni altrui, ma poi intervengono alcuni fattori che compromettono la valutazione “romantica” di chi deve garantire qualità e dare un valore letterario autentico al lavoro sottoposto al suo giudizio.
Ci sono manoscritti che, nonostante la convinzione degli autori di avere prodotto un’opera destinata all’immortalità, sono oggettivamente brutti; la poesia risulta scontata, spesso con rime banali, senza l’utilizzo di sinonimi, obsolete. Purtroppo poi, ci sono frequentemente errori grammaticali o scrittura tipo sms.
Stancare la mente con testi di bassa qualità ha un rischio forte: comporta una disaffezione generale verso le storie, una cattiva predisposizione verso i lavori, determina l’impoverimento di ogni buona intenzione di chi fa scouting e non può fare a meno di stroncare sul nascere le aspettative del “poeta” pretenzioso.
E io parlo solo di poesia, non voglio nemmeno immaginare cosa deve leggere un talent di romanzi, ad esempio!
Ma dove “opera” un talent scout?
Sul web, grazie ai social e qui il discorso si fa ampio e duro.
martedì 30 gennaio 2018
Cammina tre lune nelle mie scarpe. Cap.4
Corsi. Tra l'erba che sapeva di rugiada; tra i primi raggi di un mattino qualunque. Ombre e luci mi attirarono, mi accostai così alla fotografia. La mia prima macchina fotografica, una Samsung compatta, mi fece amare questa forma d’arte. Ancora oggi è parte integrante della mia sacca, anche se datata, mi accompagna ovunque. Fotografavo qualsiasi cosa, ero affamata di creatività.
Sono passata ad una Canon successivamente, più professionale. Ma ora devo ammettere che, con i cellulari di nuova generazione si possono fare fotografie davvero nitide a pari almeno di una macchina fotografica.
Ho imparato ben presto a modificare le foto utilizzando software idonei di grafica tanto da utilizzarle in seguito, spesso e volentieri, per le copertine dei miei libri. Dunque mi affaccio all’arte a 360° con dirompente dinamismo, coinvolgendo altre persone, sempre di più. Cresco giorno dopo giorno, assorbendo pensieri, selezionando, ascoltando. Mi gratifica e mi rincuora. Poesia, pittura, fotografia fanno ormai parte di me, del mio modo di essere, parte integrante della mia vulcanica creatività.
Il mio chiodo fisso era quello di riuscire a pubblicare un libro, almeno uno tutto mio, che potesse unire poesia e fotografia. In mente avevo una idea di movimento, di impatto visivo. Niente di statico dunque, niente di banale, ma si sa, "ogni scarrafone è bello a mamma soja".
“Infinita-mente Marlen” è stato pubblicato nel gennaio 2012 alla soglia dei miei 50 anni. Viene definito un poemetto erotico-soft, suddiviso in 21 capitoli, si snoda tra racconti e poesia correlata, il tutto alleggerito da miei scatti in bianco e nero.
Il libro nel 2013 viene rieditato in italiano/spagnolo con un’altra casa editrice.
Cambiai la copertina e alcune fotografie interne rendendolo più seducente ed elegante. La seconda edizione, si classificò sesto, al “Premio Internazionale Emozioni Poetiche” nell’anno 2015.
Da quel lontano 2012 hanno spiegato le ali molti libri, una trentina in tutto: personali, per altri autori e antologie poetiche, da me ideate e curate.
Ho aiutato molti artisti emergenti a portare alla luce i pensieri poetici più reconditi, i misteri del cuore, le aspettative, i sogni, le speranze, l’amore verso questa forma d’arte, l’amore verso se stessi, appoggiandomi a diverse case editrici, in particolare una di Milano a cui va tutta la mia stima.
Foto by ©Raffreefly
Infinita-mente Marlen seconda edizione italiano/spagnolo
lunedì 29 gennaio 2018
Cammina tre lune nelle mie scarpe -Cap.3
Per mia natura sono molto curiosa e testarda, che sia una fortuna o un calvario, ancora devo capirlo, fatto sta, che da autodidatta quale sono, non ho mai smesso di informarmi al solo scopo di crescita personale/artistica.
Il periodo era propizio per sperimentare, la forza interiore mi faceva sperare in un cambiamento; lasciare che il mio io parlasse e libero, senza alcun vincolo, si librasse verso l'infinito ignoto, era un conforto, un sostegno, un incoraggiamento. Un frenetico bisogno di comunicare.
Presi in mano tele e colori e iniziai a dipingere l’astratto emotivo: l’essenza.
La parte che più mi affascina e mi attira, la più importante, la sua sostanza, il nucleo: l'io.
Io, il mio sentire. Io, il mio volere. Io, l’emozione di un colore.
Nacquero molti quadri astratti, dapprima su tela, poi sotto vetro, poi ancora tela e poliuretano espanso. I colori , le emozioni , il materico.
Sovrapposizioni colorate, rabbiose a tratti, dal taglio deciso e forte, come se l’io uscisse e s’imprimesse indelebile e fermasse quel momento per sempre.
Un susseguirsi di sensazioni implacabili m’invasero e dentro, ancora la voglia di continuare, ancora quell’oltre che mi chiama.
Quella strana vocina mi diceva: corri, non ti fermare.
venerdì 26 gennaio 2018
Cammina tre lune nelle mie scarpe. Cap. 2
Fin da bambina, ho imparato ad amare carta e penna, colori e forme, come via d’uscita, come isolamento tra me e me, come fosse un intrinseco modo di dire: io esisto.
A cavallo dell’anno 2010 iniziai così a mettermi in gioco sul serio. I miei pensieri, le mie poesie, le mie riflessioni le buttai in rete, aspettando risposte. Dopo breve tempo, miracolo del web, mi contattò un critico e storico dell'Arte, laureato al Dams di Bologna, un tassello di elevata importanza nella mia vita, che la cambiò, inconsapevolmente e inesorabilmente.
Colpito dalle mie poesie, mi propose di collaborare con lui, dandomi il compito di ricercare talenti letterari. All’inizio ero piuttosto timorosa, affascinata sicuramente, ma titubante. Poi, mi posi una domanda: che differenza c’è tra ricercar talenti e il lavoro da me svolto in precedenza? Nessuna differenza. Ci vuole, per entrambi i lavori, sia la disponibilità all’ascolto, che abilità nel risolvere problemi.
Posso farcela.
Da questo stupendo lavoro, nell’anno 2011 hanno visto la luce ben quattro antologie di poeti contemporanei.
I libri, finemente rilegati, a tiratura limitata, avevano le copertine di quattro incisori di acqueforti , una tecnica di incisione su metallo in cui la
lastra di rame, ricoperta da un sottile strato di vernice e incisa con una punta d'acciaio, viene sottoposta all'azione dell'acido nitrico che segna il metallo solo sulle parti scalfite.
Il mio sangue, a questo punto, correva veloce. Le mie creazioni nascevano spontanee, rapide, sicure e attente verso il mondo che mi circondava.
Ho sentito forte e chiara la necessità di continuare da sola, essere talent scout di me stessa, senza appoggiarmi necessariamente e obbligatoriamente a qualcuno.
Sono uno spirito libero, non posso avere padroni.
Ora scrivere non mi basta più, voglio andare oltre.
Foto by ©Raffreefly
Libri d'arte
giovedì 25 gennaio 2018
Cammina tre lune nelle mie scarpe -Parte prima- Cap.1
Parte prima:RINASCITA
Nel 2000 accadde qualcosa che mi segnò profondamente.
Per una serie di cause, incomprensioni, raggiri, macchinazioni di una persona a me molto cara, mi ritrovai senza lavoro. Il sangue che scorre nelle mie vene, è lo stesso sangue di chi mi ha ferito intimamente. Ma alla fine, nulla accade per caso. Io non dimentico (purtroppo) e provo immensa pena per questa persona che non ha voluto conoscermi fino in fondo, non ha voluto comprendermi, accettarmi, amarmi. Pena e sicuramente molta delusione, che mi ha segnato, marchiato a fuoco. Indelebilmente. Il mio carattere dunque gira intorno a questo fatto, nel bene e nel male. La corazza che ci si costruisce è di cemento armato e non cade quasi mai. La rabbia che si prova viene col tempo diretta verso altri lidi, viene plasmata dalla vita, viene cosparsa di fiori profumati e incanalata nel miglior modo possibile, ma c’è, è presente comunque. Ed è proprio da questo che rinasco. Che riemergo in qualche modo; quando per anni t’inculcano nella testa che sei un fallimento, che grazie al tuo carattere ti farai terra bruciata intorno, alla fine ci pensi seriamente e scopri così, di avere delle qualità. Ti sorprendi, perché la verità è così palese da farti rimanere interdetta. Se negli anni sono riusciti a farti sentire uno schifo, è solo perché tu, sei migliore di loro. Mi hanno sempre temuta. Avevano paura della mia intelligenza, per questo cercavano di soffocarla. Diffidavano della mia mente perché non la conoscevano e non intendevano approcciarsi per non sentirsi inferiori.
Questo ho capito, dopo molto, molto tempo.
Da titolare d’azienda, dunque a zero tondo.
Con due figli piccoli da crescere, tutto si spostò di colpo, sulle spalle di mio marito. Avevo 38 anni, la crisi nel tessile stava facendo le prime vittime, lasciando a casa centinaia di persone. Le ditte “sane” quelle più prestigiose, iniziarono a ridurre il personale. Le aziende artigianali o relativamente piccole, chiudevano i battenti tristemente. Biella, la città del tessile per eccellenza, iniziava così una triste agonia che ancora oggi perdura. Iniziò con il tessile, per poi spostarsi ad altri settori, inesorabile avanzava come un cancro. Un’onda anomala , uno Tzunami che devastò ogni cosa, con tale forza, con tale impeto da lasciare tutti esterrefatti. La nuvola nera della depressione invase la mia città, i suicidi presero forma e negli occhi di chi restava, lo sgomento era sconfinato.
Nel 2000 accadde qualcosa che mi segnò profondamente.
Per una serie di cause, incomprensioni, raggiri, macchinazioni di una persona a me molto cara, mi ritrovai senza lavoro. Il sangue che scorre nelle mie vene, è lo stesso sangue di chi mi ha ferito intimamente. Ma alla fine, nulla accade per caso. Io non dimentico (purtroppo) e provo immensa pena per questa persona che non ha voluto conoscermi fino in fondo, non ha voluto comprendermi, accettarmi, amarmi. Pena e sicuramente molta delusione, che mi ha segnato, marchiato a fuoco. Indelebilmente. Il mio carattere dunque gira intorno a questo fatto, nel bene e nel male. La corazza che ci si costruisce è di cemento armato e non cade quasi mai. La rabbia che si prova viene col tempo diretta verso altri lidi, viene plasmata dalla vita, viene cosparsa di fiori profumati e incanalata nel miglior modo possibile, ma c’è, è presente comunque. Ed è proprio da questo che rinasco. Che riemergo in qualche modo; quando per anni t’inculcano nella testa che sei un fallimento, che grazie al tuo carattere ti farai terra bruciata intorno, alla fine ci pensi seriamente e scopri così, di avere delle qualità. Ti sorprendi, perché la verità è così palese da farti rimanere interdetta. Se negli anni sono riusciti a farti sentire uno schifo, è solo perché tu, sei migliore di loro. Mi hanno sempre temuta. Avevano paura della mia intelligenza, per questo cercavano di soffocarla. Diffidavano della mia mente perché non la conoscevano e non intendevano approcciarsi per non sentirsi inferiori.
Questo ho capito, dopo molto, molto tempo.
Da titolare d’azienda, dunque a zero tondo.
Con due figli piccoli da crescere, tutto si spostò di colpo, sulle spalle di mio marito. Avevo 38 anni, la crisi nel tessile stava facendo le prime vittime, lasciando a casa centinaia di persone. Le ditte “sane” quelle più prestigiose, iniziarono a ridurre il personale. Le aziende artigianali o relativamente piccole, chiudevano i battenti tristemente. Biella, la città del tessile per eccellenza, iniziava così una triste agonia che ancora oggi perdura. Iniziò con il tessile, per poi spostarsi ad altri settori, inesorabile avanzava come un cancro. Un’onda anomala , uno Tzunami che devastò ogni cosa, con tale forza, con tale impeto da lasciare tutti esterrefatti. La nuvola nera della depressione invase la mia città, i suicidi presero forma e negli occhi di chi restava, lo sgomento era sconfinato.
Cercai un’occupazione ogni mattina, dopo aver accompagnato i figli a scuola, con scarsi risultati. Nel pomeriggio, quando i ragazzi tornavano a casa, mi trovavano allegra e comunicativa, nonostante tutto. Preparavo loro la merenda, ascoltando il resoconto della giornata scolastica; controllavo i compiti dati dalle insegnanti mentre gli sbarbatelli si distraevano giocando. Poi, trascorsa un’oretta, ci si sedeva in cucina e mentre io stiravo o preparavo la cena, loro studiavano e mi dicevano la lezione per il giorno successivo. Piano piano tutto questo si trasformò nella quotidianità; il mio lavoro dunque, era badare ai miei figli a tempo pieno e in fondo, ne andavo fiera, perché i risultati, già più che positivi, migliorarono ancora di più, portando spesso le insegnanti a farmi personalmente i complimenti per l’educazione e l’impegno costante che i ragazzi tenevano scuola.
Ero e sono molto orgogliosa di loro.
Foto by ©Raffreefly
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