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Leggi anche il NON libro "Cammina tre lune nelle mie scarpe"

martedì 30 gennaio 2018

Cammina tre lune nelle mie scarpe. Cap.4


    Corsi. Tra l'erba che sapeva di rugiada; tra i primi raggi di un mattino qualunque. Ombre e luci mi attirarono, mi accostai così alla fotografia. La mia prima macchina fotografica, una Samsung  compatta, mi fece amare  questa forma d’arte. Ancora oggi è parte integrante della mia sacca, anche se datata, mi accompagna ovunque. Fotografavo qualsiasi  cosa, ero affamata di creatività.
Sono passata ad una Canon successivamente, più professionale. Ma ora devo ammettere che, con i cellulari di nuova generazione si possono fare fotografie davvero nitide a pari almeno di una macchina fotografica.
Ho imparato ben presto a modificare le foto  utilizzando software idonei di grafica tanto da utilizzarle in seguito, spesso e volentieri, per le copertine dei miei libri.  Dunque mi affaccio all’arte a 360° con dirompente dinamismo, coinvolgendo altre persone, sempre di più.  Cresco giorno dopo giorno, assorbendo pensieri, selezionando, ascoltando. Mi gratifica e mi rincuora. Poesia, pittura, fotografia fanno ormai parte di me, del mio modo di essere, parte integrante della mia vulcanica creatività.
Il mio chiodo fisso era quello di riuscire a pubblicare un libro, almeno uno tutto mio, che potesse unire poesia e fotografia. In mente avevo una idea di movimento, di impatto visivo. Niente di statico dunque, niente di banale, ma si sa, "ogni scarrafone è bello a mamma soja".
    “Infinita-mente Marlen”  è stato pubblicato nel gennaio 2012 alla soglia dei miei 50 anni. Viene definito un poemetto erotico-soft, suddiviso in 21 capitoli, si snoda tra racconti e poesia correlata, il tutto alleggerito da miei scatti in bianco e nero.
  Il libro nel 2013 viene rieditato in italiano/spagnolo con un’altra casa editrice.

         Cambiai la copertina e alcune fotografie interne rendendolo più seducente ed elegante. La seconda edizione, si classificò sesto, al “Premio Internazionale Emozioni Poetiche” nell’anno 2015.
Da quel lontano 2012 hanno spiegato le ali molti libri, una trentina in tutto: personali, per altri autori e antologie poetiche, da me ideate e curate.
Ho aiutato molti artisti emergenti  a portare alla luce i pensieri poetici più  reconditi, i misteri del cuore, le aspettative, i sogni, le speranze, l’amore verso questa forma d’arte, l’amore verso se stessi, appoggiandomi a diverse case editrici, in particolare una di Milano a cui va tutta la mia stima.

Foto by ©Raffreefly


Infinita-mente Marlen seconda edizione italiano/spagnolo



lunedì 29 gennaio 2018

Fotopoesia


Cammina tre lune nelle mie scarpe -Cap.3


Per  mia natura  sono molto curiosa e testarda, che sia una fortuna o un calvario, ancora devo capirlo, fatto sta,  che da autodidatta quale sono,  non ho mai smesso di informarmi al solo scopo di crescita personale/artistica.
Il periodo era propizio per sperimentare, la forza interiore mi faceva sperare in un cambiamento; lasciare che il mio io parlasse e libero, senza alcun vincolo, si librasse verso l'infinito ignoto, era un conforto, un sostegno, un incoraggiamento. Un frenetico bisogno di comunicare.
Presi in mano tele  e colori e iniziai a dipingere l’astratto emotivo: l’essenza.
La parte che più mi affascina e mi attira, la più importante, la sua sostanza, il nucleo: l'io.
Io, il mio sentire. Io, il mio volere. Io, l’emozione di un colore.
Nacquero molti quadri astratti, dapprima su tela, poi sotto vetro, poi ancora tela e poliuretano espanso. I colori , le emozioni , il materico.
Sovrapposizioni colorate, rabbiose a tratti, dal taglio deciso e forte, come se l’io uscisse e s’imprimesse indelebile e fermasse quel momento per sempre.
Un susseguirsi di sensazioni implacabili m’invasero e dentro, ancora la voglia di continuare, ancora quell’oltre che mi chiama.
Quella strana vocina  mi diceva: corri, non ti fermare.



Uno dei tanti quadri, uno dei più significativi : Rispetto


venerdì 26 gennaio 2018

Cammina tre lune nelle mie scarpe. Cap. 2


     Fin da bambina, ho imparato ad amare  carta e penna, colori e forme, come via d’uscita, come isolamento tra me e me, come fosse un intrinseco modo di dire: io esisto.
A cavallo dell’anno 2010 iniziai così a mettermi in gioco sul serio. I miei pensieri, le mie poesie, le mie riflessioni le buttai in rete, aspettando risposte. Dopo breve tempo, miracolo del web, mi contattò un critico e storico dell'Arte, laureato al Dams di Bologna,  un tassello di elevata importanza nella mia vita, che la cambiò, inconsapevolmente e inesorabilmente.
Colpito dalle mie poesie, mi propose di collaborare con lui, dandomi il compito di ricercare talenti letterari. All’inizio ero piuttosto timorosa, affascinata sicuramente, ma titubante. Poi, mi posi una domanda: che differenza c’è tra  ricercar talenti e il lavoro da me svolto in precedenza? Nessuna differenza. Ci vuole, per entrambi i lavori, sia la  disponibilità all’ascolto, che abilità nel  risolvere  problemi.
Posso farcela.
Da questo stupendo lavoro, nell’anno 2011 hanno visto la luce ben quattro antologie di poeti contemporanei.
  I libri, finemente rilegati, a tiratura limitata, avevano le copertine di quattro incisori di acqueforti , una tecnica di incisione su metallo in cui la
    lastra di rame, ricoperta da un sottile strato di vernice e incisa con una punta d'acciaio, viene sottoposta all'azione dell'acido nitrico che segna il metallo solo sulle parti scalfite.
 Il mio sangue, a questo punto, correva veloce. Le mie creazioni nascevano spontanee,  rapide,  sicure e attente verso il  mondo che mi circondava.
Ho sentito forte e chiara la necessità di continuare da sola, essere talent scout di me stessa, senza appoggiarmi necessariamente e obbligatoriamente a qualcuno.
Sono uno spirito libero, non posso avere padroni.
Ora scrivere non mi basta più, voglio andare oltre.


Foto by ©Raffreefly
Libri d'arte

giovedì 25 gennaio 2018

Cammina tre lune nelle mie scarpe -Parte prima- Cap.1

Parte prima:RINASCITA



Nel 2000 accadde qualcosa che mi segnò profondamente.
Per una serie di cause, incomprensioni, raggiri, macchinazioni di una persona a me molto cara, mi ritrovai senza lavoro.  Il sangue che scorre nelle mie vene, è lo stesso sangue di chi mi ha ferito intimamente.  Ma alla fine, nulla accade per caso. Io non dimentico (purtroppo) e provo immensa pena per questa persona che non ha voluto conoscermi fino in fondo, non ha voluto comprendermi, accettarmi, amarmi. Pena e sicuramente molta delusione, che mi ha segnato, marchiato a fuoco. Indelebilmente. Il mio carattere dunque gira intorno a questo fatto, nel bene e nel male. La corazza che ci si costruisce è di cemento armato e non cade quasi mai. La rabbia che si prova viene col tempo diretta verso altri lidi, viene plasmata dalla vita, viene cosparsa di fiori profumati e incanalata nel miglior modo possibile, ma c’è, è presente comunque. Ed è proprio da questo che rinasco. Che riemergo in qualche modo; quando per anni t’inculcano nella testa che sei un fallimento, che grazie al tuo carattere ti farai terra bruciata intorno, alla fine ci pensi seriamente e scopri così, di avere delle qualità. Ti sorprendi, perché la verità è così palese da farti rimanere interdetta. Se negli anni sono riusciti a farti sentire uno schifo, è solo perché tu, sei migliore di loro. Mi hanno sempre temuta. Avevano paura della mia intelligenza, per questo cercavano di soffocarla. Diffidavano della mia mente perché non la conoscevano e non intendevano approcciarsi per non sentirsi inferiori.

            Questo ho capito, dopo molto, molto tempo.
Da titolare d’azienda, dunque a zero tondo.
Con due figli piccoli da crescere, tutto si spostò di colpo, sulle spalle di mio marito. Avevo 38 anni, la crisi nel tessile stava facendo le prime vittime, lasciando a casa centinaia di persone. Le ditte “sane” quelle più prestigiose, iniziarono a ridurre il personale. Le aziende artigianali o relativamente piccole, chiudevano i battenti tristemente. Biella, la città del tessile per eccellenza, iniziava così una triste agonia che ancora oggi perdura. Iniziò con il tessile, per poi spostarsi  ad altri settori, inesorabile avanzava come un cancro. Un’onda anomala , uno Tzunami che devastò ogni cosa, con tale forza, con tale impeto da lasciare tutti esterrefatti. La nuvola nera della depressione invase la mia città, i suicidi presero forma e negli occhi di chi restava, lo sgomento era sconfinato.

                  Cercai un’occupazione ogni mattina, dopo aver accompagnato i figli a scuola, con scarsi risultati. Nel pomeriggio, quando i ragazzi tornavano a casa, mi trovavano allegra e comunicativa, nonostante tutto. Preparavo loro la merenda, ascoltando il resoconto della giornata scolastica; controllavo i compiti  dati dalle insegnanti mentre gli sbarbatelli si distraevano giocando. Poi, trascorsa un’oretta, ci si sedeva in cucina e mentre io stiravo o preparavo la cena, loro studiavano e mi dicevano la lezione per il giorno successivo.  Piano piano tutto questo si trasformò nella quotidianità; il mio lavoro dunque, era badare ai miei figli a tempo pieno e in fondo, ne andavo fiera, perché i risultati, già più  che positivi, migliorarono ancora di più, portando spesso  le insegnanti a farmi personalmente i complimenti per l’educazione e l’impegno costante che i ragazzi tenevano scuola.
 Ero e sono molto orgogliosa di loro.


Foto by ©Raffreefly